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VISITA ALLA BASILICA DIS. MARIA A PUGLIANO Sullo
sfondo della piazza omonima c'è la Basilica di S. Maria a Pugliano, il
più antico santuario della zona vesuviana; un tempo era anche uno dei
più celebri di tutta la Campania. Fonti sicure ci documentano
l'esistenza e la celebrità del santuario almeno a partire dall'XI
secolo.
Nella
forma attuale la basilica è del Cinque-Seicento, ma della facciata
originaria resta solo il bel campanile.
L'atrio a
Nell'atrio,
sulla parete sinistra, una lapide in latino ricorda le « grandi
indulgenze » concesse da papa Gregorio XIII nel 1579; un'altra lapide
ricorda la visita che Pio IX fece al santuario nel 1849: il papa celebrò
la Messa a Pugliano e poi regalò una pianeta riccamente lavorata in oro. Sulla
parete esterna destra del santuario c'è un portale murato, che
forse era l'antico ingresso della chiesa; nel medaglione, al centro del
timpano, c'è una Madonna con Bambino, scolpita nella pietra vesuviana,
di grande valore storico: è del Cinquecento e potrebbe essere una delle
più antiche immagini della Vergine venerata a Pugliano. (Per vedere il
portale occorre oltrepassare un cancello, che è a fianco della torre
dell'orologio). L'interno
della Basilica offre una grande suggestione ed un soffuso raccoglimento.
La pianta è a tre navate. Nella cupola più piccola è raffigurata la
leggenda dello sbarco di San Pietro ad Ercolano, che avrebbe convertito
un certo Ampellone. Nella chiesa, comunque, ci sono numerose
testimonianze del culto a San Pietro. Sull'
altare maggiore, in un'artistica edicola ricca di policromi
marmi, è la trecentesca Madonna di Pugliano, una stupenda scultura in
legno. Ai lati dell'altare ci sono due teste marmoree di angeli; sugli
ingressi del coro notiamo due statue in marmo del '500: a sinistra San
Pietro, a destra S. Aspreno (primo vescovo di Napoli).
Nella
navata centrale si ammira uno splendido
pulpito barocco, in legno di noce, riccamente scolpito. È del
1685. Nelle navate laterali ci sono delle cappelle, quasi tutte degne di rilievo.
Segue la
Cappella di San Gennaro. Sulla parete sinistra è incisa la data
1631, l'anno della terribile eruzione. L'iscrizione della parete destra
ricorda che la cappella fu restaurata nel 1906, per voto, dopo
l'eruzione del Vesuvio. I due mediocri affreschi rappresentano San
Gennaro che protegge Resina e San Gennaro che ferma la lava. Il busto
del Santo nella nicchia dell'altare risale al sec. XVII.
Segue la cappella detta del
Crocifisso nero. Si può ammira
Dopo la
Cappella del Sacro Cuore entriamo nella
Cappella della Maddalena. Una fascia in legno, sull'altare, reca
dipinte le Teste dei dodici Apostoli; la grande tela rappresenta la
Crocifissione, sormontata da una tela più piccola, la Deposizione di
Cristo. Un eccezionale valore storico e
artistico ha la cosiddetta Madonna di Ampellone
o Madonna antica (come si ricava dalla sottostante iscrizione in latino
sulla parete destra). Fino a non molto tempo fa si credeva che fosse una
tavola bizantina del IX secolo, in realtà è una tela incollata su legno.
La composizione, rigorosamente assiale, è di una serena, incantevole
grazia. Recentemente è stata fatta l'ipotesi che la nostra tela sia del
'700 e che la tavola originaria si trovi a Napoli,
nell'Arciconfraternita « S. Maria Mater Dei » ai Miracoli. Nella
navata sinistra, dopo la Cappella della Madonna del Carmine e
quella di S. Anna (rivestita di splendidi marmi), entriamo nella
Cappella di S. Antonio. Murati sulla parete
destra ci sono due sarcofagi pagani di
marmo. Il sarcofago che poggia sul pavimento è del II sec. d.
Nella cappella vi sono altri quattro altari: 1) Altare con la pala della Madonna del Rosario (sec. XVI). Ai piedi della Vergine è dipinto un sommario panorama di Resina nel '500 (opera, forse, di un altro pittore meno esperto): il borgo è dominato dal Monte Somma e dal Vesuvio; un fitto bosco circonda le case; sulla destra spicca il campanile della Chiesa di Pugliano, diverso da quello attuale). Al centro, oltre un grande pozzo, si nota una costruzione, detto poi Monumento dei « Colli Mozzi », che si trovava nell'attuale Piazza Fontana; le statue acefale, però, furono aggiunte in epoca posteriore: nella pala del Rosario le statue sono tre (quella centrale è più alta ed è alata).
3) Altare
di S. Massimo, detto anche altare delle reliquie, che si
La Cappella dello Spirito Santo
fu sede di un'antica confraternita; sulla sinistra è l'ingresso
all'Arciconfraternita della SS. Trinità. Il Coro,
dietro l'altare maggiore, è interamente di legno. Sulle pareti, in alto,
ci sono grandi quadri del '700 che rappresentano episodi della vita di
S. Pietro: quello sull'ingresso del coro rappresenta il battesimo, da
parte di S. Pietro, del leggendario Ampellone. La
Sagrestia contiene solidi armadi di noce, che presentano
colonnine e capitelli in stile composito. L'imponente opera è del '600.
In alto, sulle pareti, sono sistemati numerosissimi ex voto, che
attestano la celebrità del santuario fino a non molto tempo fa. Nell'archivio
della Basilica sono conservati i registri di battesimo che risalgono al
1576, anno in cui S. Maria a Pugliano fu eretta a parrocchia, l'unica,
per lunghi anni, non solo di Ercolano, ma anche della vicina Portici.
Usciti dalla sagrestia, notiamo
sulla parete destra, una grande lapide, che ricorda l'incoronazione
della Madonna di Pugliano, decretata dal Capitolo Vaticano, ed avvenuta
il 13 agosto 1875. Il santuario, come abbiamo
avuto occasione di desumere più volte, fu uno dei più noti e
visitati, fin dall'antichità. Aggiungiamo ora qualche altra notizia: nel
1076 una nobildonna napoletana lasciava nel suo testamento « at S. Maria
at Pugnanum tari 8 ». Alla fine del sec. XIII Carlo III lo Zoppo fece
dei donativi alla chiesa, tra i quali un prezioso messale in lettere
gotiche. Il patrimonio di S. Maria a
Pugliano, composto dalle offerte dei fedeli, da donazioni di privati e
da « diritti » vari, era amministrato da governatori laici, detti “Estauritari”. L'attività dei Resinesi aveva
come centro questo santuario: anche la « festa di ferragosto » fonde
il momento civile con quello religioso. Dal 13 al 16 agosto, infatti, si
tengono dei festeggiamenti, un tempo molto rinomati: il momento
religioso culmina con la festività dell'Assunta (alla quale,
erroneamente, si credeva fosse dedicato il santuario); il momento civile
corrisponde alla celebrazione del «Riscatto baronale », avvenuto il 14
agosto 1699, pagando 35.333 ducati al marchese di Monteforte, Mario
Gioffredo. Ricordiamo che Resina, Torre del Greco, Portici e San Giorgio
a Cremano costituivano la cosiddetta « Baronia di Castellania », creata
dalla regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo (morta nel 1453), passata poi
ai Carafa ed in seguito ai Caracciolo. Il riscatto complessivo di questa
vasta zona vesuviana ammontò a 104.983 ducati. L'unica ricorrenza che a Ercolano
meriti davvero l'appellativo di tradizione è la cosiddetta festa del 15
agosto, che più propriamente dovrebbe essere chiamata la «Festa di
ferragosto »: si svolge dal 14 al 16/17 agosto. La festa è di origine
antica e ricorda il riscatto baronale di Resina, avvenuto il 13 agosto
1699. Tra le varie attrazioni i
fuochi d'artificio occupano indubbiamente il primo posto: un tempo
erano tra i più rinomati del napoletano. Molto suggestivo è il
cosiddetto incendio del campanile di S. Maria a Pugliano. Ancora
oggi si spara la diana, una lunghissima sequenza di botti, che
poco dopo l'alba si snoda attraverso un preordinato percorso cittadino.
Le strade vengono adornate con artistiche luminarie; i marciapiedi sono
invasi da mercanzie di ogni genere; è antichissima, tra le altre,
l'usanza di consumare, in improvvisate tavole calde all'aperto,
frattaglie, polpi lessati, zuppe di cozze o di lumache, « capunate »
(pane biscottato condito con olio, cipolle, acciughe, olive, capperi,
erbe aromatiche). Fino ai primi anni del dopoguerra
si soleva rappresentare nel periodo pasquale il “Sacrificio di Abramo”
su palcoscenici improvvisati. Per molti anni si è affermato il Presepe
vivente: nel giorno dell'Epifania, attraverso le principali vie
cittadine, si svolge |