LA DIPARTITA DI MONS. GIUSEPPE MATRONE

La vita

 

Lunedì 3 febbraio 2003 se n’è andato un pezzo della storia di Ercolano: Mons. Giuseppe Matrone, insigne figura di uomo, di sacerdote e di educatore. Con la sua vita egli ha dato lustro a questa città e a questa chiesa, nonché a tutta la Chiesa napoletana, che oggi in lui piangono la scomparsa del padre esemplare, del fratello amorevole, del pastore d’anime infaticabile.

61 anni di sacerdozio, 45 di servizio parrocchiale intensamente vissuti: sono il resoconto di un’esistenza interamente spesa a servizio di Cristo e del Vangelo, e a servizio dei fratelli.

Il prete è l’uomo di Dio in mezzo agli uomini. Questa duplice fedeltà a Dio e all’uomo è stata la nota distintiva del ministero sacerdotale e pastorale di Mons. Giuseppe Matrone.

 

Era nato a Ercolano l’ll maggio 1915. Consacrato sacerdote il 30 maggio 1942, fu nominato dal Card. Ascalesi ebdomadario della Cattedrale; nel 1945 fu chiamato ad insegnare Lettere nel Seminario Minore di Napoli, ove rimase per 7 anni. Conseguì la Laurea in Lettere classiche presso l'Università di Napoli nel 1949.

 

Dedicò i primi anni del suo sacerdozio alla predicazione, all’insegnamento catechistico, alla formazione dei ragazzi e dei giovani, in particolare dell’Azione Cattolica.

Nel maggio del 1951 fu nominato Parroco della Basilica di S. Maria a Pugliano, la cui sede era rimasta vacante per nove lunghi anni. Compito abbastanza difficile in una realtà socio-culturale problematica e complessa, e in un periodo, quello del dopoguerra, segnato da profonde ferite e da numerose attese. Ma le sue doti umane e pastorali: la sua preparazione, il grande zelo, il suo dinamismo, le qualità morali, gli consentirono ben presto di farsi ben volere dalla gente e di svolgere proficuamente il suo ministero in mezzo ad essa.

 

Da subito don Peppino (così lo chiamavano!) diede un forte impulso alla vita parrocchiale. Rivitalizzò e curò tutte le associazioni, l’attività catechistica e missionaria, la vita liturgica e spirituale, la testimonianza della carità. Uno dei punti cardine del suo ministero caritativo fu la promozione umana e cristiana dell’infanzia e delle categorie più deboli, soprattutto i bambini poveri e orfani. Per essi sognò anche una scuola, una colonia, un orfanotrofio, che tuttavia riuscì a realizzare solo in parte per sopravvenute difficoltà.

Si sentì responsabile, oltre che della parrocchia, anche della “vetusta” Basilica, il più antico santuario mariano della zona vesuviana, tra i più celebri della Campania. S’impegnò con tenacia a dargli un volto sempre più decoroso, insieme alle strutture parrocchiali, promuovendo numerosi lavori di edificazione e di restauro.

 

Figlio devotissimo di Maria, seppe infondere nei fedeli la sua stessa genuina devozione a lei. Gli anni mariani, con i suoi congressi e le sue missioni, i pellegrinaggi mattutini nel novenario dell’Assunta, le solenni processioni e tante altre celebrazioni mariane hanno scandito gli anni del suo ministero. Fu lui a promuovere i grandi festeggiamenti nel centenario dell’incoronazione della Madonna di Pugliano (Agosto 1975); fu lui che in quell’occasione, con un atto di coraggio, riconsegnò alla venerazione popolare la trecentesca statua lignea della Vergine nella sua autenticità, liberandola da una veste che per lungo tempo ne aveva coperto le belle fattezze.

 

Negli anni sessanta, all’epoca dei grandi mutamenti che contrassegnarono sia la vita civile che ecclesiale (il tempo del concilio e del dopoconcilio), riuscì, con prudenza e saggezza, grazie alla sua lungimiranza e alla viva e brillante intelligenza, a stare al passo con “il nuovo” senza tuttavia rompere con il passato e le tendenze tradizionali.

 

E chi non ricorda le sue doti di predicatore? La sua parola calda, facile, chiara e persuasiva, spesso colorita da aneddoti, trasportava gli animi e li accendeva d’amore per Cristo, per la Chiesa e la Madonna. Sapeva parlare a tutti i cuori, a tutte le età, agli intellettuali e agli illetterati. E talmente sentiva nel profondo ciò che diceva, che riusciva a comunicare le sue emozioni e a commuovere chi lo ascoltava.

Ma soprattutto egli ha annunciato il Vangelo con la bella testimonianza di una vita irreprensibile, vissuta nell’umiltà e quasi nel nascondimento. Pur dotato di una notevole cultura (maestro nelle discipline umanistico-letterarie, versato nel canto, nella musica e nell’arte), si mostrò sempre semplice e schivo, refrattario a ogni forma di sussiego, di velleitarismo ed esibizionismo. Lo ha manifestato anche in occasione dei riconoscimenti onorifici che la Chiesa gli ha tributato con la nomina, prima a “Cappellano d’onore di S. Santità” su proposta del Card. Ursi, e poi a prelato pontificio, su proposta del Card. Giordano.

 

Il cammino umano e sacerdotale di Mons. Matrone è stato ricco di soddisfazioni e di frutti copiosi, ma è stato purtroppo contrassegnato anche da vicende dolorose personali e da sofferenze morali procurategli da incomprensioni o errate valutazioni sul suo operato. Ma il suo senso umoristico e l’intensa vita interiore lo aiutavano a superare i momenti difficili e a riprendere il cammino con rinnovato slancio.

 

Al termine del suo mandato pastorale (7 aprile 1996), ha continuato a servire Cristo, Maria e la Chiesa con l’entusiasmo e la dedizione di sempre, dando tutto se stesso fino all’ultimo, nella catechesi, nell’ esercizio del ministero della riconciliazione, nella celebrazione dei matrimoni.

 

Sono passati tanti anni. Quanti ricordi sono legati alla sua persona! Non ci restano che i suoi insegnamenti, oltre che la soddisfazione di averlo conosciuto e la gioia di aver collaborato con lui. Ne ringraziamo Dio.

 

Le toccanti parole del suo testamento spirituale (che egli ha definito “la mia ultima omelia”), le porteremo sempre nei nostri cuori e saranno come il nostro programma di vita: “Vi voglio bene! Ve ne ho sempre voluto e sempre ve ne vorrò! Anche nell’altro mondo, ove ora sto!...Spero di incontrarvi tutti, quando Dio vorrà, per ricostruire la comunità di fede e di amore che ci tenne uniti in terra per oltre 45 anni! Per me pregate Dio che mi accolga tra le sue braccia, raccomandatemi alla SS. Vergine di Pugliano, ricordatevi sempre di me. State sempre con Dio e Dio sarà con voi. Coltivate sempre l’amore all’Eucarestia e la devozione a Maria.

Vi benedico! Addio! Arrivederci! Vi voglio bene!”

 

Diac. Antonio Sannino

 

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