(Mia Ultima Omelia)

Miei sempre carissimi fratelli e sorelle,

col Salmista dirò (Salmo 121): "Mi allietai quando mi dissero: andremo alla Casa del Signore".

Ora, immobile nella bara, occhi e bocca chiusi, cuore fermo, desidero ancora farvi arrivare la mia voce, per dirvi quanto forse nella mia permanenza di 45 anni tra voi non sono riuscito a dirvi né a farmi capire.

Vi dirò cose già tante volte dette ed altre mai dette; lascerò parlare il mio cuore, come padre spirituale ai figli, come fratello maggiore ai fratelli, per farvi conoscere a fondo i miei sentimenti nei vostri riguardi e il profondo affetto che mi ha legato a voi nei 45 anni del mio servizio parrocchiale nel Santuario di S. Maria a Pugliano.

   

Il mio primo pensiero è di gratitudine a Dio per i tanti benefici concessimi nonostante le mie numerose infedeltà, gli "innumerevoli peccati, offese e negligenze". Soprattutto rendo grazie a Dio per il dono stupendo del sacerdozio e per il lungo servizio pastorale e parrocchiale esercitato tra voi, servizio che mi ha fatto sentire sacerdote in pienezza; ma soprattutto per avermi affidato la cura d'un Santuario mariano, così ricco di storia e di gloria. Nei grossi limiti delle mie capacità e per la mia profonda devozione alla gran Madre di Dio, mi sono sforzato di mantenere il Santuario a un decoroso livello e di incentivare la devozione alla SS. Vergine di Pugliano.

 

La Fede in Dio e la devozione a Maria mi hanno sostenuto nella mia lunga vita, spesso tormentata come una continua Via Crucis.La fede in Dio fu in me alimentata, sin dall' infanzia, dal mio indimenticabile padrino P. Leone Colella, dalla mia mamma, modesta e pia popolana, da mio padre, umile operaio e dalla dolcissima mia sorella Anna, morta giovanissima, madre di quattro figli, di cui gli ultimi due morti a 8 mesi di vita. Non posso dimenticare la pia e semplice Maria Immacolata, suora del Monastero dell'Addolorata, che ebbe per me tenere cure e premure.

Questa fede mi ha sostenuto nei numerosi momenti difficili della mia spesso tormentata esistenza. La preghiera, specialmente il Rosario, la devozione filiale e Maria, 1'aiuto dei miei Santi protettori mi hanno dato sempre forza e conforto.

L'educazione morale e spirituale, oltre che culturale, ricevuta prima nel Vocazionario di Pianura (a contatto con 1' allora vivente Venerabile d. Giustino Russolillo) e, in seguito, nel Seminario Arcivescovile (sia a Piazza Donnaregina, che a Capodimonte e infine a S. Aspreno), alimentarono in me 1'amore al sacerdozio e all'impegno pastorale.

 

Da sacerdote, esercitai dapprima la mia attvità nella Comunità parrocchiale di S. Caterina V. e M. e contemporaneamente nel1'Istituto "Gemma Dell' Aquila", come cappellano e Educatore delle Orfane, di cui ero anche assistente ecclesiastico nell'Associazione interna di Gioventù Femminile di Azione Cattolica.

I Superiori mi vollero per 7 anni insegnante di Lettere nel Seminario di S. Aspreno, ove avevo completato i miei studi teologici e avevo trovato un ambiente familiare e fraterno.

 

Nel maggio del 1951, la bontà dell'Eminentissimo Cardinale Alessio Ascalesi mi volle parroco in S. Maria a Pugliano. E iniziò qui per me una vita nuova.

Il contatto quotidiano con le anime, con una vita non sempre facile in un ambiente moralmente, economicamente e socialmente depresso, mi imposero di essere solo e totalmente sacerdote, tralasciando velleità culturali di prestigio e di successo. E mi impegnai completamente al servizio dei fratelli con la confessione, la direzione spirituale, la guida delle associazioni, 1' assistenza agli infermi, la cura dei poveri e in particolare 1'educazione morale e religiosa dei bambini. E mi resi conto che solo nel ruolo di parroco si può essere totalmente sacerdote.

Nello svolgimento di tale attività avrò certamente commesso sbagli col mio carattere impulsivo, mal sopportando le pretese ingiuste, 1'ipocrisia e la malvagità di taluni.

Spero che il Signore mi perdoni e che le persone da me strapazzate dimentichino; e si rendano conto che il mio facile nervosismo non era dettato da malanimo, ma dal desiderio di correggere 1'errante e soprattutto dall'amore. A quanti non hanno capito il mio carattere impulsivo chiedo umilmente perdono. Mi ricordino nelle loro preghiere.

 Le associazioni (specie l’Azione Cattolica), il catechismo, i catechisti, la liturgia, la predicazione, la cura degli infermi, il decoro del tempio, la costruzione di sedi e ambienti, la carità verso i bisognosi, i novenari, le Settimane quaresimali, le Quarantore, il mese mariano, il solenne novenario dell'Assunta col pellegrinaggio mattutino e le varie funzioni annesse (quali gli anniversari dei matrimoni, la benedizione degli ammalati e i riti solenni dei Battesimi, Comunioni e Cresime) e gli incontri domenicali alla Messa: sono stati il cuore del mio servizio pastorale e gli impegni maggiori del mio sacerdozio.

Ma, tutto quanto ho potuto realizzare è da attribuirsi indubbiamente alla bontà di Dio; ma non posso dimenticare quelle persone generose che mi hanno incoraggiato e collaborato con i loro consigli e proposte (sia religiosi che laici) e con 1'aiuto concreto ed economico (i vari benefattori) che hanno reso possibili le varie realizzazioni.

 

Tutti gli sbagli, grossi o piccoli, sono da addebitarsi a me. Credo di poter dire, senza ombra di vanagloria, che in ogni angolo del tempio e dei locali annessi palpita un pò del mio cuore, dal cortile della “Terrasanta” ove sono state costruite dal nulla stanze per il catechismo e per le associazioni, un grande salone e la cappella nuova con 1'adorazione quotidiana, i tetti più volte rifatti e, poi, banchi e confessionali nuovi, pavimentazione della sagrestia e del coro, altare-mensa, restauri dei mobili di sagrestia e delle varie cappelle, elettrificazione delle campane, dell' orologio, facciata del tempio, sistema d'allarme ecc...

 Come dimenticare i momenti esaltanti delle varie manifestazioni di fede, come la "Visitatio Mariae", i vari Anni Santi, il Centenario dell'Incoronazione della Madonna, i pellegrinaggi a Lourdes, a Fatima, in Terrasanta e nelle varie Regioni d'Italia.

 

Mi siete stati vicino, mi avete circondato d'affetto, abbiamo sentito la gioia della comunione ecclesiale, mi avete procurato soddisfazioni senza numero.

 Vi voglio bene, ve ne ho sempre voluto. Mi porto ora nel1'eternità il ricordo e la nostalgia di voi tutti, nessuno escluso, anche e soprattutto di quelli che non mi hanno capito, né accolto, né amato, non mi hanno mai avvicinato, né si sono aperti al dialogo fraterno con me; e mi hanno, forse, odiato e calunniato senza motivi seri. Parto da questo mondo con la profonda tristezza di non aver potuto sfondare le porte di certi cuori chiusi e ostili. Ma, nella nuova vita che ho iniziato a vivere, continuerò ad amarvi tutti, a ricordarmi di tutti voi e a pregare per voi.

 

Come posso dimenticarmi di voi, che nei momenti difficili e drammatici della mia vita mi siete stati fraternamente vicini? Quando fui ricoverato all'Ospedale S. Leonardo per 1'intervento al rene, e quando nel 1993, al ritorno da Lourdes, ebbi in treno un attacco di edema polmonare col ricovero a Bordighera per 12 giorni e, poi, per il periodo d'un mese (e in agosto!...) costretto a letto per una lunga convalescenza, senza vedervi, senza parlarvi, senza partecipare alla Novena patronale! Un tormento!...

Ma fu in quell' occasione che sperimentai 1'affettuosa partecipazione e condivisione di tutta la comunità; le vostre visite continue, il conforto e la gioia che mi procuravate mi fecero capire che mi volevate bene; e ve ne sarò grato, sempre.

Così pure non posso dimenticare la vostra compartecipazione al mio dolore per la drammatica morte del povero mio fratello P. Raffaele, per uno scontro automobilistico in Sicilia. Mi convinsi allora che se vuoi accertarti che il popolo ti vuole bene, devi passare attraverso il crogiuolo della malattia e del dolore.

 

Eppure, le sofferenze più laceranti le ho subite quando mi vedevo non capito, non creduto. Le accuse, talora le calunnie velenose mi hanno sferzato come flagelli, mi hanno tolto sonno e salute. E dicevo tra me nel pianto: "Perché, Signore, non mi credono?" Perché mi offendono? Perché malignamente mi attribuiscono cattiverie di cui non sono capace?..."

Le sofferenze più acute me le hanno procurate:

- i matrimoni precocemente maturati;

- le unioni illegittime e le convivenze sacrileghe;

- le separazioni, i divorzi,

- 1' abitudine alle bestemmie e al linguaggio volgare anche delle donne;

- 1'assenteismo volontario alla Messa domenicale di persone topograficamente vicine, ma moralmente lontane e senza fede;

- la delinquenza e la scostumatezza minorile;

- il mancato impegno educativo da parte dei genitori;

- i facili traditori della fede;

- 1'ipocrisia di chi ti applaude e ti sorride in faccia a ti pugnala alle spalle;

- le accuse immeritate e le spudorate calunnie;

- gli improvvisi voltafaccia di amici, che ritenevi sicuri e fedeli.

E tante altre sofferenze, che mi hanno profondamente amareggiato! Sapessero queste persone, quanto li ho amati e quanto ho sofferto e pianto per loro!... Dio li perdoni, li converta e li bene­dica!...

 

Ed ora, miei fratelli carissimi, vi ringrazio per essere venuti nel Tempio di Dio, dedicato alla mia e vostra Madre Regina e Patrona e per aver ascoltato un'ultima volta la mia parola. E’ 1'omelia "in extremis"! Poi non mi udirete più, non mi vedrete più. Sono tornato alla casa del Padre. E vi attendo tutti. Tutto quello che avete udito si riduce ad una sola espressione: "Vi voglio bene! Ve ne ho sempre voluto e sempre ve ne vorrò!"

Anche nell' altro mondo, ove ora sto, e si sta certamente meglio!... Questa è la COMUNIONE DEI SANTI!...

 

Spero di incontrarvi tutti, quando Dio vorrà, per ricostruire lassù la comunità di fede e di amore che ci tenne uniti quaggiù per oltre 45 anni!...

L’ emozione mi spreme gli occhi e mi vien da piangere, come spesso mi accadeva quando vi parlavo. Continuate a volermi bene! Per me pregate Dio che mi accolga tra le sue braccia, raccomandatemi alla SS. Vergine di Pugliano, ricordatevi sempre di me. State sempre con Dio e Do sarà con voi. Coltivate sempre 1'amore all'Eucarestia e la devozione a Maria.

Vi benedico! A Dio! A rivederci! Vi voglio bene!

 

E ora, o Dio, ritorno a Te. T'ho cercato, t'ho trovato; t'ho invocato, mi hai risposto; t'ho desiderato, ti posseggo, o Bellezza sempre antica e sempre nuova!

Rivelati a me, al di là dei veli della fede; che io ti contempli, ti goda, ti ami, per 1'eternità.

Riempimi, saziami di te. Illuminami d'immenso e di eterno. L' anima mia ti brama!... Maranatha, Signore Gesù, vieni, vieni, vieni!...

 

Sac. Giuseppe Matrone

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